lunedì 30 marzo 2020

SCRITTURÀ, ORALITÀ E MEMORIA (antropologia)

Il modo di pensare dell'essere umano è stato fortemente influenzato dalla diffusione della scrittura.
Dove non c'è la scrittura possono esistere tecniche mnemoniche esterne alla parola, come i sassolini, bastoncini e cordicelle usati in alcuni regni in passato.
Dove la scrittura è assente, l'unico modo per ricordare lunghe sequenze argomentativi è pensare per "moduli mnemonici" che possono funzionare per un veloce recupero orale: proverbi, scenari, temi, ripetizioni ecc..
Il termine "omeostatico" indica un processo attraverso cui un sistema tende a mantenersi in equilibrio attraverso cui un sistema tende a mantenersi in equilibrio attraverso dei meccanismi di autoregolazione. Il termine è stato coniato per indicare processi biologici, ma oggi viene utilizzato per fenomeni studiati anche da altre discipline come la linguistica, la sociologia, l'antropologie e molte altre.
Nelle società prive di scrittura non si ha "conservazione dell'inutile".
In una società dove non esistono mezzi di conservazione della memoria inutile, le conoscenze del passato, quelle che non spiegano il presente o che non hanno importanza dal punto di vista pratico, sono rapidamente dimenticate.
L'antropologo Jack Goody ha sostenuto che la scrittura, quando comparve e si diffuse, rappresentò un "addomesticamento del pensiero".
Essa consenti di mettere nero su bianco e di riflettere sistematicamente su parole e frasi fissante in un testo.
La scrittura consente, di sviluppare un pensiero più ampio di quello legato all'oralità, perchè permette di entrare rapidamente in contatto con molteplici punti di vista, di confrontarli in maniera sistematica e di elaborare nuove proposizioni a partire da quelle esistenti.

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