giovedì 5 marzo 2020

LA DISUGUAGLIANZA (sociologia)

La distribuzione differenziata del potere produce disuguaglianza tra le persone.
Si parla di disuguaglianza sociale quando gli individui che appartengono a una certa società non hanno uguale accesso alle risorse che questa mette loro a disposizione. 
Di fatto non esiste una società in cui tali risorse non siano distribuite inegualmente.
Una forma di disuguaglianza sociale particolarmente sentita è la disuguaglianza di ricchezza economica.
Vi è poi la disuguaglianza di prestigio, cioè legata al grado di considerazione in cui viene tenuta una certa  persona o un certo gruppo sociale.
Un quadro importante fattore di disuguaglianza è costituito infine dall'istruzione e dalle risorse culturali, dato che una maggiore istruzione pone chi la possiede in una posizione di privilegio rispetto  a chi ne è privo: non certo di superiorità morale, ma sicuramente di vantaggio nel cogliere le opportunità della vita.
Al giorno d'oggi, i principali fattori di disuguaglianza sono legati alla posizione occupata da ciascuno nella vita professionale.
Il carattere molteplice e articolato della distribuzione delle risorse sociali può trasformarsi in uno strumento attraverso cui la società rende "appetibili" diverse posizioni al suo interno, riducendo cosi il malcontento e il conflitto tradizionalmente creati dalla disuguaglianza sociale quando essa è radicale e unilaterale.
La società in cui viviamo non ha più una struttura semplicemente piramidale: pochi privilegiati che stanno al vertice e la maggior parte della popolazione fatta di svantaggi.

IL FENOMENO DEL POTERE (sociologia)

La vita sociale è contraddistinta da una costante tensione verso l'irrigidimento in forme stabili di comportamento e di interazione e come da questo irrigidimento nascano posizioni sociali che restano costanti nel tempo.
Il processo di irrigidimento della vita sociale è chiamato processo di istuzionalizzazione, dà vita a strutture sociali anch'esse relativamente rigide e cristallizzate, vale a dire le istituzioni e le organizzazioni della società.
La gerarchia delle posizioni nelle organizzazioni non è basata sul valore o sul prestigio, ma sul potere.
Ogni organizzazione sociale presenta dunque al proprio interno una distinzione più o meno rigida di ruoli e posizioni.
Ma una distinzione di ruoli e posizioni comporta necessariamente una distribuzione differenziata del potere all'interno dell'organizzazione sociale.
La scuola, i ministeri, gli ospedali e l'esercito sono tutti basati su una divisione dei compiti e su una precisa attribuzione di ruoli, quindi anche su una distribuzione gerarchica del potere.
Il potere non è affatto limitato alla sfera della politica e dello stato.
Max Weber definisce acutamente il potere di un certo soggetto nella società come la possibilità che i suoi comandi trovino obbedienza da parte di altre persone.
Più uno è certo che i propri comandi verrano eseguiti, più si dice che ha il potere.
L'obbedienza è in un certo senso, la "misura" del potere.
Esiste una manifestazione più informale e generalizzata del potere, consiste nella capacità di ottenere qualcosa contro la volontà altrui, senza necessariamente ricorrere a dei comandi espliciti.
Il potere non è solo un fatto istituzionale e burocratico: ogni interazione tra gli uomini è in qualche modo aperta all'instaurazione di rapporti di potere.
Le strutture di potere su cui si basa la società non sono soltanto strumenti di ingiustizia.
Il potere  ha una funzione "sana" per la società nella misura in cui è uno strumento per mobilitare delle risorse in vista di un obbiettivo da raggiungere. Il potere "su" si trasforma in potere "di", nel poter-fare una certa cosa.

domenica 10 novembre 2019

L'ISTITUZIONE (sociologia)

L'istituzione è l'esito del processo di istituzionalizzazione.
Istituzione sociale sono tutti quei modelli di comportamento che, grazi al processo di tipizzazione, ripetizione e oggettivazione, si sono cristallizzati in ruoli all'interno di una certa società: comportamenti che "si devono" mettere in atto e che hanno valore indipendentemente dalla personalità di chi occupa la posizione a cui sono legati.
Il tabù è un istituzione ed è una regola di comportamento valida per tutti gli appartenenti a una certa società, è l'esito finale di un processo attraverso cui il rifiuto dell'incesto è divenuto, norma oggettiva trasmessa di generazione in generazione come parte costituiva del ruolo svolto da ciascuno in quanto membro della società.
Un istituzione è un sistema di comportamento che gli individui di una certa società percepiscono come vincolanti, attraverso il processo di istituzionalizzazione, si sono irrigiditi in forme stabili di azione e di relazione sociale.
Quando si parla di comportamento vincolante, implicitamente ci si riferisce all'esistenza di un contenuto normativo delle istituzioni sociali.
Non ha importanza se sia un obbligo giuridico, un obbligo morale o una regola della buona educazione.
Ciascuna istituzione sociale implica un insieme di norme a cui gli individui ritengono di doversi assoggettare.
Il fatto che i comportamenti istituzionalizzati abbiano un contenuto normativo implica che essi siano accompagnati da un sistema di sanzioni per chi non li rispetta.

LA SOCIETÀ, UN ORGANISMO STRUTTURATO (sociologia)

L'individuo e la società sono i due termini del problema.
Di tutto ciò che compone la vita di un individuo, solo quanto riguarda direttamente il suo rapporto con le altre persone interessa la sociologia.
"Solo" è ricorrere a un eufemismo, poiché nel rapporto con gli altri si gioca gran parte dell avita umana.
La descrizione dei rapporti che quotidianamente instauriamo con altre persone potrebbe proseguire a lungo, ma quanto detto basta per cogliere l'aspetto essenziale: il rapporto che ciascuno di noi ha con la società è mediato da una serie di organizzazione, gruppi sociali, istituzioni a cui apparteniamo o con cui entriamo in contatto.
La società non è un caos indistinto di individui che interagiscono tra loro, ma un organismo strutturato, composto di una moltitudine di forme intermedie di aggregazioni.
La società è sempre articolata in gruppi e organizzazioni.
La presenza di molteplici e svariate forme di organizzazione è ciò che caratterizza il nostro vivere associato in quanto tale, è la caratteristica che emerge prima di ogni altra dall'analisi della vita all'interno di una società. 
Uno dei primi compiti della sociologia è studiare il carattere strutturato della società in tutte le sue articolazioni.
Sarà piu facile in seguito capire in che modo l'individuo conduca la propria esistenza e sviluppi i propri rapporti con gli altri.

domenica 3 novembre 2019

L'ADATTAMENTO ALL'AMBIENTE (antropologia)

Nel corso degli ultimi cinquantamila anni la specie umana si è differenziata, come abbiamo visto nel capitolo precedente, sul piano fisico, linguistico e culturale.
I gruppi umani si sono distinti tra loro per l'adattamento ai diversi ambienti del pianeta e si sono allontanati gli uni dagli altri.
Diffondendosi su tutta la terra, l'umanità ha occupato aree diversissime: le zone temperate dell'Europa, dell'Asia e dell'Africa; quelle fredde dell'area circumpolare; la regione calda e umida delle fasce tropicali africane, dell'Asia e del centro e sud America.
È quindi logico che, in presenza di ambienti cosi differenti, gli esseri umani abbiano dovuto elaborare forme di adattamento molto diverse tra loro.
Adattandosi alle varietà degli ambienti diversi, sono il risultato di un processo lungo quanto la storia di Homo sapiens. Al centro di questo processo c'è il lavoro umano: un concentrato di energia fisica e di capacità di manipolare la materia grezza, di costanza nel saper osservare e fare esperienze, di abilità nel costruire e anche di fantasia nell'immaginare soluzioni sempre nuove di fronte a sempre nuovi problemi.
L'essere umano è un essere sociale e quindi vive in comunità: ciò gli consente di coordinare gli sforzi di un numero teoricamente incalcolabile di individui, moltiplicando quindi le sue capacità di cacciare, costruire, coltivare, coltivare, allevare, estrarre, produrre strumenti per produrre altri strumenti: L'organizzazione del lavoro è quindi alla base delle relazioni umane, e queste relazioni determinano rapporti di forza e di potere, di maggiore o minore ricchezza.

lunedì 28 ottobre 2019

ALFRED ADLER: IL PRIMO "ERETICO" (psicologia)

Lo psichiatrica e psicoanalista austriaco Alfred Adler è il primo "eretico" che si distacca dalla societa psicoanalitica. Egli ritiene fondamentale considerare gli elementi sociali nell'esperienza dell'individuo: la nevrosi non ha un'origine sessuale, come riteneva Freud, ma dalle relazioni che l'individuo stabilisce con gli altri esseri umani e dal senso di inadeguatezza individuale.
L'individuo aspira alla superiorità, per superare un complesso di inferiorità che ognuno sperimenta, poiché ogni bambino, di fronte all'adulto, si sente debole e vulnerabile.
Lo sviluppo individuale, contraddistinto da questi elementi, si configura quindi come tentativo di compensare e di ribaltare il senso di inferiorità.
Adler considera la nevrosi come un'accentuazione del senso di inferiorità, determinata dal contesto familiare e sociale, e sottolinea come nel nevrotico prevalga la dimensione individuale su quella collettiva.
La terapia attribuisce un forte peso alla dimensione cosciente: prevede un confronto diretto e aperto tra terapeuta e psicoanalista, una libera discussione attraverso la quale il paziente è rieducato alla relazione sociale e aiutato a conciliare aspirazioni individuali ed esigenze sociali.

LA NASCITA DEL MOVIMENTO PSICOANALITICO (psicologia)

L'obbiettivo di Freud è quello di costruire una teoria coerente e condivisa che allontani il rischio di interpretazioni devianti.
La teoria freudiana esce dai ristretti confini austriaci per diffondersi in altri paesi europei e anche negli Stati Uniti, dopo le lezioni tenute da Freud, nel 1908, nel Massachusetts.
Nello stesso anno si tiene il primo congresso di psicoanalisi a Salisburgo; in seguito cominciano a crearsi le società psicoanalitiche: a Vienna, a Berlino, successivamente a Zurigo, a Londra, negli Stati Uniti, in Italia infine nel 1910 prende avvio la società psicoanalitica internazionale.
Un incontro importante per Freud è quello con Carl Gustav Jung, un giovane e brillante medico svizzero che lavora presso il prestigioso ospedale psichiatrico Burgölzli di Zurigo.
Il gruppo psicoanalitico è molto coeso e centrato sulla forte personalità di Freud, ma ben presto contrasti e posizioni differenti emergono all'interno del movimento, portando dolorose scissioni.
Il movimento si disperde nel periodo della seconda guerra mondiale, anche a causa delle persecuzioni naziste; successivamente si ricostruirà, diventando un importante riferimento per la cultura occidentale.