domenica 7 giugno 2020

IMMANUEL KANT (pedagogia)


Immanuel Kant è stato un filosofo tedesco. È considerato uno dei più importanti filosofi del pensiero occidentale. Fu il più significativo esponente dell'Illuminismo tedesco, anticipatore degli elementi basilari della filosofia idealistica e di gran parte di quella successiva.

Le teorie educative di Kant poggiano sul suo complesso impianto filosofico delineato in maniera approfondita nelle tre critiche.
Nelle sue opere il fisso filosofo aveva sottolineato il valore dell’attività conoscitiva dell’individuo. Egli affermava, infatti, che il mondo non è una realtà preordinata che si impone al nostro intelletto, ma è ordinato dall'attività di originaria del soggetto, ovvero dal suo pensiero. Tale convenzione portato a canta a collocare nell'esperienza l’origine dell’attività cognitiva, aderendo, seppure indirettamente, alle conclusioni del sensismo.
L’obiettivo dell’educazione, è l’acquisizione della capacità da parte della ragione di fare da guida al comportamento, traendo da essa e la legge e la forma da cui dipende il valore morale di ogni atto, indipendentemente dalle circostanze in cui viene compiuto.Tutto deve concorrere alla realizzazione della cultura dell’animo, che coincide con la componente fisica e fisiologica delle facoltà intellettuali e spirituali. 
Successivamente Kant distingue la cultura generale in fisica= che a che fare con l’attività intellettuale e determina lo sviluppo dell’intelletto per mezzo della riflessione, della ricerca della verità e dell’insegnamento e morale= relativa alla sfera etico-morale proprio propriamente detta. A proposito dell’insegnamento egli sottolineava il valore dell’attività conoscitiva diretta da parte del soggetto, chiamato a divenire responsabile delle proprie scelte e azioni. Non a caso, infatti, suggeriva agli insegnamenti di adottare nelle loro lezioni il metodo socratico, basato sull'interazione continua tra docente e allievo, preferendolo al tradizionale metodo meccanico-catechetico, basato sulla successione di domande e risposte a opera del maestro, utile solo ad allenare la memoria e valido esclusivamente per le materie nozionistiche.

IL CORPO (antropologia)

Il corpo è una specie di 'mediatore' tra noi, la nostra coscienza e il mondo, un mezzo attraverso il quale entriamo in relazione con l'ambiente che ci circonda. Noi comprendiamo il mondo che ci circonda perché il nostro corpo è stato esposto fin dalla nascita alle 'regolarità' di quel mondo.
Alcuni atteggiamenti derivano da una conoscenza incorporata: ossia da una conoscenza che si è depositata nel nostro corpo attraverso il rapporto vitale con l'ambiente sociale e culturale.
Pierre Bourdieu (1930-2002) ha chiamato habitus, cioè il complesso degli atteggiamenti psicofisici mediante i quali gli esseri umani «stanno nel mondo».  Il nostro «stare nel mondo» è uno «stare» di natura sociale e culturale, non naturale, per cui il nostro habitus varia tanto sulla base delle nostre particolari caratteristiche psicofisiche quanto a seconda dei modelli di comportamento e delle rappresentazioni che noi assimiliamo in quanto individui facenti parte di una determinata cultura di una determinata classe sociale, di un certo gruppo professionale, a seconda che noi siamo donne oppure uomini ecc..



Le emozioni e i sentimenti (paura, gioia, amore, rabbia ecc.), proprio perché vengono espressi prevalentemente attraverso il corpo (pianto, riso, depressione, euforia ecc.), sono 'incanalati da quest'ultimo secondo modelli culturali inconsapevolmente appresi, cioè incorporati.

LA QUESTIONE DELL'IDENTITÀ (antropologia)

Con il termine «mondo», non si deve intendere la natura ma il mondo delle relazioni umane. Da sempre, ogni essere umano cerca di comprendere tanto la dimensione del quanto quella dell'Altro, del 'diverso da sé'. Sé e Altro sono due espressioni che vengono usate in riferimento sia a soggetti individuali sia a soggetti collettivi.
Le distinzioni riguardano il modo in cui individui e gruppi hanno concepito, in maniera molto generale, la propria relazione con l'identità e l'altra. Infatti il problema è sapere "chi siamo noi"e chi invece "sono loro" o "quegli altri. 
Si prende dunque in considerazione il tema dell'identità e dell'alterità in genera e, per portare ad affrontare la questione di come questo tema si riproduca, in tutte e società,  a un livello sia individuale sia collettivo.
L'idea di far parte di un Sé collettivo, di un 'Noi' (una cultura, una 'tribù', una ~nazione, una confessione religiosa, una casta, una famiglia, una tifoseria ecc.), si realizza attraverso comportamenti e rappresentazioni che contribuiscono a tracciare dei confini, delle frontiere nei confronti degli altri.
L'idea di appartenere a un Sé collettivo e quella di essere ciò che siamo come individui rinviano entrambe alla nozione di identità.
Più gli umani vivono in ambienti concorrenziali e conflittuali, e quindi quanto più le loro certezze sono minacciate, tanto più si sviluppa la "retorica dell'identità", che consiste in discorsi e atteggiamenti che tendono ad accentuare la differenza, il conflitto, la chiusura nei confronti degli altri.

LA FORMAZIONE DELL'IDENTITÀ PERSONALE (sociologia)

I processi di socializzazione mettono l'individuo in grado d'interagire e relazionarsi con le altre persone e la complessità del mondo sociale. 
 La conquista di un'identità sociale è strettamente collegata alla formazione e alla strutturazione di un'identità personale, che diviene, di fatto, uno degli scopi primari della socializzazione
Fra questi processi un posto rilevante spetta alle attività e alle interazioni sociali. 





Da questo punto di vista anche l'identità personale va considerata come un prodotto sociale, come il risultato, tra le altre cose, di una pluralità di relazioni con gli altri e dell'interiorizzazione delle norme, dei valori, delle abilità, delle aspettative tipici della cultura in cui si nasce e in cui si è inseriti. Nel processo di socializzazione di un individuo identità sociale e personale sono strettamente correlate. George Herbert Mead, uno dei più noti esponenti della Scuola di Chicago, ha evidenziato, basandosi sull'evoluzione delle forme di gioco nei bambini, le principali fasi del processo di strutturazione dell'identità personale, e ha fatto emergere in tal modo l'importanza che ha in essa l'interiorizzazione della struttura sociale dei ruoli e delle posizioni, ossia di ciò che lui chiama l"'altro generalizzato". In un primo momento il bambino non gioca in senso vero e proprio, ma "imita" il comportamento dell'altro, generalmente di un adulto, il che può avvenire anche senza una piena comprensione di ciò che l'altro fa, come quando il bambino imita la madre che passa l'aspirapolvere senza capire che quell'azione serve per pulire la casa. In un secondo momento si dedica invece al cosiddetto "gioco libero", cioè a un tipo di gioco privo di regole definite e molto semplice, attraverso cui egli impara ad assumere il ruolo degli altri. 
Un'altra fase è caratterizzata dal "gioco organizzato", il bambino impara a riconoscere i ruoli e le regole indipendentemente dalle persone che li esercitano.
Quando il bimbo giunge a interiorizzare nella propria coscienza le aspettative sociali, si può dire che abbia portato a compimento una primaria strutturazione della propria identità personale.

venerdì 5 giugno 2020

IL DIBATTITO DELL'ISTRUZIONE POPOLARE (pedagogia)


La focalizzazione sull’istruzione popolare riflette la generale convinzione che l’istruzione rappresenti il più potente strumento di cambiamento sociale e politice che ogni cambiamento non accompagnato dall’istruzione popolare sarebbe stato effimero.Nell’eredità di questo dibattito possono essere rintracciate le origini della modernità politica e della scuola repubblicana.Per disporre di una visione ad ampio raggio del dibattito circa i metodi e le finalità dell’educazione è necessario considerare il nuovo modo di concepire l’uomo e la sua educabilità. Le ricadute si manifestarono non solo a livello politico-sociale ma pure pedagogico- culturale, segnando anche in questo campo una decisa rottura con la tradizione religioso-caritativa dei secoli precedentiSe l’Illuminismo ebbe certamente un ruolo di primo piano nel promuovere la diffusione dell’istruzione popolare le posizioni dei singoli pensatori su opportunità e sul sulle finalità di fare a accedere i ceti popolari alle istruzioni furono piuttosto ambigue e talora incoerenti.L’istruzione popolare era considerata un valore da economisti quali Robert Turgot e Adam Smith che ritenevano la diffusione dell'istruzione elementare una valida garanzia per l’ordine sociale e soprattutto un un efficace mezzo per accrescere la qualità e la quantità della produzione del paese.
E nota, infatti, la fiducia degli illuministi del nella regione, considerata come lo strumento cognitivo per eccellenza, in grado non solo di guidare l’uomo nella scoperta della realtà, ma anche di scegliere coscientemente ciò che buono e conveniente. Per questo, l’intelletto andava esercitato, allenato alla criticità, in modo che l’individuo potesse partecipare attivamente all'opinione pubblica, unico antidoto al potere assolutistico. Nella società dell’epoca, tuttavia, rimaneva vivo il pregiudizio, condiviso da alcuni philosophes, che l’istruzione alimentasse anche nei ceti più umili velleità di ascesa sociale, con il conseguente abbandono di quelle professioni manuali che sostenevano l’economia dell’antico regime. Per questo motivo il potere politico era invitato a procedere con cautela nella diffusione dell’istruzione popolare, per evitare traumatiche rotture degli assetti sociali.
Denis Diderot si sosteneva che “un contadino che sa leggere scrivere può essere oppresso più difficilmente di un altro” e per questo invitava i legislatori a “fare in modo che la professione sia abbastanza tranquilla e stimata da non essere abbandonata”.

I MECCANISMI DELLA SOCIALIZZAZIONE (sociologia)

In passato spesso si sono contrapposte le influenze genetiche e quelle ambientali, interpretando la socializzazione ora prevalentemente come l'effetto delle interazioni sociali.
Alla base del processo di socializzazione vi è un intreccio inscindibile di entrambi aspetti, che non possono essere disgiunti o isolati se si  vuol comprendere come esso si attivi e in quale modo funzioni.
Meccanismi biologici: gli individui riescono ad apprendere tanto più facilmente quanto più sono intelligenti. Ma tra i meccanismi biologici vanno annoverate anche le predisposizioni innate ad apprendere, cioè condizioni genetiche che sono il presupposto perché l'individuo possa imparare a compiere determinate operazioni complesse.
I meccanismi biologici di socializzazione devono accompagnarsi all'interazione con altri individui per poter essere attivi.
Meccanismi culturali: questi meccanismi agiscono sempre e solo in maniera congiunta , sia tra di loro che con fattori innati.
Le ricompense e le punizioni vengono usate come strumenti di controllo sociale e rappresentano una modalità semplice  e diffusa di socializzazione, basata sull'osservazione che rinforzando un certo comportamento il bambino, tenderà a ripeterlo, mentre punendolo egli tenderà a tralasciarlo.
Il socializzante e il socializzato interagiscono reciprocamente, modificando quindi volta per volta e caso per caso le modalità della socializzazione.
L'imitazione è il meccanismo con cui il bambino tende a riprodurre certi comportamenti o certi atteggiamenti di persone per lui particolarmente significative, si tratta solitamente di persone con cui ha un forte legame affettivo.

LA SOCIALIZZAZIONE (sociologia)

Il mondo in cui ogni essere umano nasce è un mondo fatto di relazioni sociali già esistenti e già strutturate in un mondo certo.
Senza una forma di "conoscenza sociale" la vita in società non sarebbe possibile.
La società non è una realtà semplice e omogenea, ma un insieme variegato e complesso di norme, ruoli e aspettative sociali, di posizioni differenziate e il più delle volte strutturate in maniera gerarchica.
Per inserirsi in una società, ogni individuo deve apprendere le regole e ciò ha un risvolto anche dal lato della collettività.
I nuovi arrivati in una società devono imparare a conoscere la lingua che vi si parla, le abitudini comuni, le leggi dello Stato, i valori condivisi.
Esiste però un "nocciolo" comune di conoscenze, di regole, di norme, di abilità sociali di base e di abilità sociali specifiche che abbiamo ereditato e che assicurano una certa stabilità e prevedibilità della nostra vita.
Processo di socializzazione= si tratta di un processo molto simile a quello dell'educazione , ma che coinvolge ogni momento dell'esistenza di tutti i membri della società, anche se con modalità diverse nelle diverse fasi della vita.
In sociologia per "socializzazione" s'intende l'atto d'interesse delle relazioni con altre persone, ma il processo con cui si acquista padronanza dei modelli di comportamento e della geografia delle posizioni sociali di una data società.
Se la socializzazione è un processo tipico di tutte le società, i contenuti invece variano da cultura a cultura (insieme norme, linguaggio, abilità, conoscenze, atteggiamenti ecc..)